Dopo l’analogico, prima del digitale: la storia di Erased Tapes (da Noisey Italia, Maggio 2016)

arnalds-frahm
La storia di Erased Tapes Records inizia in quell’ambiente di connessione sociale pre-contemporanea che fu Myspace – quando era ancora normale scrivere messaggi privati pieni di smiley e punti esclamativi ai gruppi, caricare canzoni che parlavano di noi sul nostro profilo e postare a manovella aggiornamenti imbarazzanti che neanche sui blog di MSN. Era il 2007, e Robert Raths – nato a Colonia, allora residente a Berlino e iscritto ad architettura – passava al setaccio profili cercando qualcosa che accompagnasse le sue sfibranti sessioni di studio. Gli capitò sott’occhio quello di Ryan Lee West, che oggi si fa chiamare Rival Consoles e allora aveva appena appeso la chitarra al chiodo per passare ad un’elettronica in 8 bit. Poi sentì i pezzi di un islandese, tale Ólafur Arnalds, che giocava a imbastardire di batterie HC composizioni per violini e pianoforti inserite in concept album sull’esistenza. Si imbattè nel cantautore-mutato-compositore Peter Broderick, nelle sperimentazioni per piano ed elettronica di un allora sbarbato Nils Frahm; nel giro di un paio d’anni, assieme, avrebbero formato quello che tutt’oggi è il cuore pulsante del catalogo Erased Tapes.

Senza quasi averlo fatto apposta, Erased Tapes è oggi una delle principali etichette europee al crocevia tra classica contemporanea, ambient, elettronica e sperimentalismi vari, cresciuta assieme ai suoi artisti. I motivi per cui oggi ha sede a Londra, in un ampio open space a un quarto d’ora a piedi da Elephant & Castle, sono principalmente due. Da un lato il costante incoraggiamento di Robert ai suoi artisti di fare rete, conoscersi e collaborare in un’ottica di sperimentazione delle proprie abitudini creative, dall’altro una conscia disattenzione per il mero lato economico del vendere musica, fortunatamente colmata dalla quantità di orecchie pronte all’ascolto che hanno trovato i pezzi di Broderick, Arnalds, Frahm e compagnia bella.

Oltre a quel nucleo originario di artisti, Robert ha pubblicato una serie impressionante di album in cui il gap tra analogico e digitale si è ridotto in innovative forme di contemplazione sonora particolarmente accessibili. Penso sia una parola chiave: a meno che non possieda un abbonamento a The Wire, il pubblico alternativo più generalista non viene automaticamente esposto a pianoforti suonati con gli scovolini del cesso. Erased Tapes è invece riuscita a ritagliarsi un’intersezione tra alt-mainstream ed effettiva nicchia, stringendo collaborazioni con realtà di estrazione molto, molto diversa: da Boiler Room alla BBC passando per la stazione radio londinese NTS. E ora Ólafur Arnalds se lo può ascoltare l’utente medio di Café OTO così come la vostra amica che fa danza e normalmente si spara in cuffia Kalkbrenner a ogni ora del giorno.

Altri materiali significativi per svolgere l’equazione-Erased Tapes sono stati i due lavori degli A Winged Victory for the Sullen, ibridazione tra le chitarre filtrate di Adam Wiltzie degli Stars of the Lid e il pianoforte del compositore irlandese Dustin O’Halloran; i live set di vitale IDM jazzata del giapponese World’s End Girlfriend; e quel macchinario perfettamente oliato i cui ingranaggi sono basso, batteria e synth composto dai newyorkesi Dawn of Midi. Forse, però, la storia più bella legata all’etichetta è stata l’esperienza assurda del pianista ucraino-canadese Lubomyr Melnyk – auto-dichiarato maestro della “musica continua” malcagato dalle istituzioni classiche per quasi quarant’anni nonostante il suo rivoluzionario approccio ultra-fisico, in cui le falangi diventano quasi estensioni del flusso sonoro proveniente dallo strumento. Ed è stato solo grazie alle snervanti ricerche di Robert e compagni se oggi Melnyk ha firmato per Sony Classical (probabilmente tenendo due diti medi alzati e indossando un paio di Oakley da sole).

La sede di Erased Tapes è vuotissima (se non per qualche portatile, una collezione di 4000 LP, un piano e due chitarre), così come le copertine dei dischi che pubblica. Il soffitto è lontano sopra la mia testa, e appoggiato al muro c’è un dipinto di Gregory Euclide, di cui magari avete visto questa copertina da qualche parte. Robert mette su un caffè, e iniziamo a parlare.

Noisey: In un’intervista uscita un paio d’anni fa avevi parlato di come, con Erased Tapes, volevi esplorare il rapporto tra tradizione e contemporaneità, digitale ed analogico. Pensi di esserci riuscito? E ti sei posto altri obiettivi, con il passare del tempo?
Robert: “Direi di sì… missione compiuta. La musica è sempre stata la mia passione, ma ancora di più quello a cui mi dedico è il suono. Non credo nei generi musicali. Quando fondi un’etichetta, e specialmente quando non sai che stai per farlo, ti vengono fatte domande. Ti viene chiesta una dichiarazione di intenti: “qual è la tua visione?”. E allora quell’unione di mondi era ciò che effettivamente mi interessava di più. Ora ho cominciato ad apprezzare quando una cosa è quella cosa e basta. Come un disco di musica da camera, ad esempio. Ti rendi conto che c’è bellezza nel lasciare le cose come sono, che non è necessario spingere in un’altra direzione, o aggiungere elementi specificatamente per creare giustapposizioni. Se ne creano da sole: ad esempio ogni volta che pubblichi due dischi nello stesso periodo. Se parliamo di gamma sonora, mi sono interessato ad elementi che non avevamo mai considerato molto. Ad esempio, gli ottoni. È stata una rivelazione: “Dove sono gli ottoni?” (ride, ndr) Mi sono preso bene per IMMIX , l’ensemble di Daniel Thorne. E quando gli A Winged Victory hanno suonato al Barbican per la BBC li ho spinti a inserire degli ottoni live, e hanno suonato parti di Atomos con i London Brass.

È naturale che ci sia sempre un’evoluzione, ci mancherebbe.
Sai, più o meno seguo ancora la stessa visione. Ma è diventata qualcosa di molto più grande. Soprattutto grazie al connubio con altre forme artistiche, come la danza o il cinema. Penso sia sempre interessante fare un passo indietro e dire: “Perché questa cosa è così? Perché dobbiamo presentarla in questo modo?” Un esempio è Spaces, l’album di Nils [Frahm]: solo perché è registrato dal vivo, perché dobbiamo chiamarlo un album dal vivo? Non è molto più veritiero dire “Questo è un album normale, ma registrato in un ambiente live“? In fondo era quasi tutto materiale inedito, e lui improvvisa così tanto che ogni suo concerto è diverso.

Conta anche Victoria, il film per cui ha scritto la colonna sonora?
Parzialmente sì, ma per quello ha tenuto un approccio diverso. Si è messo assieme ad altri musicisti a suonare mentre guardava il film, in contemporanea. È probabilmente la forma più pura con cui puoi scrivere una colonna sonora. Ti posso anche parlare di Atomos degli A Winged Victory – musica concepita per la danza. Stavo cercando di trovare un modo per ispirarli a scrivere un secondo disco. Adam [Wiltzie, degli Stars of the Lid, ndr] lavora molto lentamente, e mi diceva cose come, “Robert, potremmo metterci sei anni a trovare l’ispirazione per qualcosa di nuovo.

Penso sia anche per questo che non abbiamo ancora sentito un nuovo album dei SOTL dopo And Their Refinement of the Decline.
Esattamente. Ma è una cosa che adoro, e rispetto. È bello che qualcuno decida consciamente di agire distaccandosi dall’immediatezza e della velocità dell’epoca in cui viviamo. Allo stesso tempo sarebbe stato un peccato se si fossero fermati, data la risonanza che il loro debutto aveva avuto. Allora passai dei loro pezzi a Wayne [McGregor], e furono i suoi ballerini a dirgli quanto si fossero trovati bene a usarli come basi. Spesso è tutto quello che faccio: do la musica giusta alla persona giusta al momento giusto. Facilito i collegamenti, senza imporli. In quel caso è stato davvero figo: speravo di riuscire a trovare una scusa per farli rimettere a suonare, e loro erano letteralmente in attesa di qualcosa che li ispirasse. Insomma, è stato un calcio in culo (ride, ndr). E così hanno scritto un album esplicitamente pensato per la danza, ma Wayne gli ha dato così tanta libertà creativa che, in fondo, non era altro che un loro nuovo LP.

La sensazione che si ha a guardare il catalogo Erased Tapes è di una comunità, più che di un gruppo di artisti che fanno musica simile. Gli esempi sono tanti: Peter Broderick ha lavorato con Nils Frahm dandogli istruzioni durante le registrazioni di The Bells. Frahm ha lavorato più volte con Ólafur Arnalds. Arnalds ha fondato poi i Kiasmos, che sono stati reinterpretati da Lubomyr Melnyk, e così via. Qual è il tuo ruolo in tutto questo?
Non conoscevo nessuno dei miei artisti prima di Erased Tapes. L’idea era quella di aiutare artisti che avevo conosciuto su internet, su Myspace più che altro, stampando i loro dischi. Prendevo accordi con loro via mail o via Skype. Sai, non ho incontrato di persona un sacco delle persone con cui ho lavorato se non dopo anni e anni. Un esempio è Katsuhiko, World’s End Girlfriend: sono riuscito a beccarlo cinque mesi fa, e ho pubblicato un suo lavoro nel 2010. Nel primo paio d’anni lavorare in questo modo mi andava bene, ma poi iniziai a provare un certo fastidio dato che stava andando tutto davvero bene a livello di atmosfera e qualità musicale. E ho pensato di incoraggiare le persone con cui lavoravo a conoscersi l’una con l’altra. Non mi aspettavo che nascessero collaborazioni, volevo solo che si dessero una mano. Chi era già andato in tour poteva dare consigli a chi non l’aveva mai fatto, ad esempio. E parlare con i propri compagni di etichetta poteva aiutarli a trovare ispirazione, superare blocchi creativi. Sono poi stati loro a decidere di jammare, o di organizzare concerti assieme. Ad esempio: l’amicizia tra Ólafur e Nils si è sviluppata da sola, con il passare del tempo. Quando Ólafur doveva passare per Berlino stava a casa di Nils, più che altro per risparmiare. Si prendevano una pizza, si bevevano un po’ di vino e si mettevano a suonare.

[Continua a leggere su Noisey Italia]

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